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A suicidal Europe – L’istinto suicida europeo

“The boom, not the slump, is the time for austerity.” This is what John Maynard Keynes tried to teach us over 70 years ago, and we still don’t seem to have understood it at all. And when I say “we” I mean Europeans. Yes, because on the other side of the Atlantic Obama passed in 2009 the American Recovery and Reinvestment Act (ARRA), a stimulus plan of approximately $862 billion, while in Europe The Treaty on Stability, Coordination and Governance in the Economic and Monetary Union, better known as Fiscal Compact, entered into force on January 1.

But, let’s proceed in order. According to Keynes, an economic crisis can be killed with two weapons, monetary policy and fiscal policy. The former is in the hand of central banks, which normally expands the monetary base by cutting interest rates. In other words, central banks in the attempt to revive a stagnant economy lend money to banks (or better they buy bonds from banks) postulating that banks will throw this money back into the economy by providing funds to companies that find themselves in tight financial conditions. The latter is in the hand of governments, which could take advantage of the low interest rates to take out loans and shake up the sluggish economy. In this way the government would boost employment in the short-term and could take the opportunity to address the country’s long-term structural problems, by investing in education, public infrastructures, and renewable resources, for example.

The U.S. and EU found themselves into a liquidity trap. As Nobel laureate Paul Krugman puts it in End This Depression Now:

“Liquidity trap: it’s what happens when zero [interest rate] isn’t low enough, when the Fed has saturated the economy with liquidity to such an extent that there’s no cost holding more cash, yet overall demand remains low.”

Current interest rates in the U.S. and EU are at 0.25% and 0.75% respectively. Unemployment rate in Euro area has skyrocketed reaching 11.9% in January 2013. In contrast, in the U.S., unemployment has decreased to 7.7% in February 2013. Also, the U.S. has re-started growing while EU growth has plunged into recession. So what happened? Well, when Obama figured out that the first weapon, namely monetary policy, was out of ammo, he loaded up the second weapon and shot out a fiscal stimulus.

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Europe is in a different position as the EU has a monetary union but not a fiscal union. Krugman clearly explains the situation as follows:

“Think of Spain as being Europe’s Florida, Ireland as being Europe’s Nevada. But the Florida legislature doesn’t have to worry about coming up with the funds to pay for Medicare and Social Security, which are paid for by federal government. Spain is on its own, as are Greece, Portugal, and Ireland. So in Europe the depressed economy has caused fiscal crises, in which private investors are no longer willing to lend to a number of countries.”

So how did EU leaders react? Well, they loaded up the fiscal gun, but they pointed it towards themselves. The bottom line for that is the complete lack of a common EU vision. Countries in good economic shape (with Germany leading the way) started wondering, “why should we use our own taxpayers money to save countries that are not able to manage their economies?” Clearly, we are not the United States of Europe. And that is exactly the problem. The argument supported by Germany&Co pushed to look at austerity as the good answer to make sure Southern European countries would get the lesson. So instead of arguing for more spending, they finger pointed troubled countries and went for tight fiscal policy. This is how we ended up with the Fiscal Compact, which is exacerbating the economic situation all across Europe. Unfortunately, we will all have to learn from this wrong economic policy since not only we are in far deeper recession, but the debt-to-GDP ratio has also increased by 5% since last year.

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What we need now is spending money into sectors that will make us stronger and better-off in the long-run. In contrast, in all countries facing financial problems we have been slashing budgets for education and renewable resources, freezing money for much-needed infrastructures and raising taxes on anything that moves. We will just never get out of this crisis until we don’t understand Keynes’ very basic lesson and work towards higher political and economic integration. I want my generation to be the one of the United States of Europe.

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“Il boom economico, non la recessione, è il momento per l’austerità”. Questo è ciò che John Maynard Keynes ha cercato di insegnarci più di 70 anni fa e che sembra non abbiamo ancora per niente capito. E quando dico “abbiamo” intendo noi europei. Sì, perché sull’altra sponda dell’Atlantico, Obama ha approvato nel 2009 l’American Recovery and Reinvestment Act (ARRA), un piano di stimolo economico di circa $862 miliardi, mentre in Europa The Treaty on Stability, Coordination and Governance in the Economic Monetary Union- meglio noto come Fiscal Compact- è entrato in vigore l’1 gennaio.

Ma procediamo per ordine. Secondo Keynes, una crisi economica può essere uccisa con due armi, la politica monetaria e la riforma fiscale. La prima è nella mani della Banca Centrale che normalmente espande la base monetaria tagliando il tasso d’interesse. In altre parole, le banche centrali nel tentativo di rivitalizzare l’economia stagnante prestano soldi alle banche (o meglio comprano i loro bonds) postulando che le banche inietteranno questi soldi nell’economia fornendo risorse alle società che si trovano in condizione di ristrettezze finanziare. La seconda è nelle mani dei governi, che possono avvantaggiarsi dei bassi tassi d’interesse per prendere a prestito capitali necessari a dare una scossa all’economia. In questo modo i governi imprimerebbero una spinta significativa alla creazione di nuovi posti di lavoro nel breve periodo e potrebbero cogliere l’occasione per affrontare i problemi economici strutturali investendo in educazione, infrastrutture e risorse rinnovabili, per esempio.

Gli USA e l’UE erano nella stessa situazione di trappola di liquidità. Nel suo ultimo libro, Fuori da questa crisi, adesso!, il premio Nobel per l’Economia, Paul Krugman, descrive il concetto come segue:

“Trappola di liquidità: è ciò che succede quando zero [riferito al tasso d’interesse] non è abbastanza basso, quando la Federal Reserve ha saturato l’economia di liquidità a tal punto che non c’è nessun costo nel tenere denaro liquido, ma nel frattempo il livello di domanda rimane basso”.

Attualmente, i tassi d’interesse di USA e UE sono rispettivamente a 0.25% e 0.75%. Il tasso di disoccupazione in area Euro è partito in orbita raggiungendo l’11.9% a gennaio 2013. Al contrario, in America il tasso di disoccupazione è sceso al 7.7% a febbraio 2013. Inoltre, negli USA l’economia è tornata a crescere, mentre in Europa è precipitata in recessione, sotto zero. Che cosa è successo quindi? Ebbene, quando Obama ha capito che la sua prima arma, la politica monetaria, aveva esaurito le pallottole, ha caricato la seconda e ha sparato lo stimolo fiscale.

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L’Europa si trova in una posizione diversa in quanto l’UE ha un’unione monetaria, ma non una fiscale. Krugman spiega chiaramente la situazione come segue:

“Pensa alla Spagna come se fosse la Florida, l’Irlanda come il Nevada. Il corpo legislativo della Florida non si deve preoccupare di trovare i fondi per l’assistenza sanitaria o per il sistema previdenziale perché sono di competenza del governo federale. La Spagna, invece, è sola [nel dover trovare tali risorse], così come la Grecia, il Portogallo e l’Irlanda. Così in Europa l’economia depressa ha causato crisi fiscali, in cui investitori privati non se la sentono più di prestare soldi ad un certo numero di Paesi”.

Come hanno reagito i leader europei? Beh, hanno caricato la pistola fiscale, ma l’hanno puntata verso di sé. La morale della favola è che c’è una completa assenza di visione comune europea. I Paesi europei “in forma” (con la Germania in testa) hanno incominciato a chiedersi “perché dovremmo usare i soldi delle nostre tasse per salvare Paesi che non sanno come gestire le proprie economie?” Come è evidente, non siamo gli Stati Uniti d’Europa. E questo è esattamente il problema. La tesi sostenuta da Germania&Co ha portato a vedere nell’austerità la risposta giusta per assicurarsi che i Paesi del Sud d’Europa imparassero la lezione. In questo modo, invece di spingere per aumentare la spesa pubblica, hanno puntato l’indice verso i Paesi indebitati e sono state approvate politiche fiscali restrittive. Così ci siamo ritrovati col Fiscal Compact, che ha esacerbato la situazione economica in tutta Europa. Sfortunatamente, tutti ora dovremo imparare questa lezione di cattiva politica economica, dato che non solo siamo sprofondati ancora di più in recessione, ma la relazione debito-PIL è aumentata del 5% dall’anno scorso.

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Ciò di cui abbiamo bisogno ora è spendere risorse nei settori che ci renderanno più forti e ricchi nel lungo periodo. Al contrario, in tutti i Paesi con problemi finanziari abbiamo tagliato con una mannaia i budget per l’educazione e le risorse rinnovabili, congelato i fondi per le infrastrutture di cui avremmo un gran bisogno e aumentato le tasse su tutto ciò che si muove. Non usciremo mai da questa crisi finché non capiremo la lezione di Keynes e lavoreremo verso una più ampia integrazione politica ed economica. Voglio che la mia generazione sia quella degli Stati Uniti d’Europa.

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The great American sense of community (and the Italian omertà) – Il grande senso di comunità americano (e l’omertà italiana)

Ask yourself this question: “what is a key feature when you think of American society?” I bet a lot of people answered: “Individualism.” This is typical if you are European, or probably just a non-US citizen. This is also what I expected to find the first time I came to the US.

One definition I found of ‘individualism’ reads as follow: the action or principle of asserting one’s independence and individuality; egoism.” In contrast, ‘sense of community’ can be referred to as: “the feeling of closeness and friendship that exists between companions.” I spent some time in the States and I have to say that the sense of community here is pretty strong and it’s one of the thing it makes me love American people.

This sneeze is a little different from my previous ones for three reasons: first, it’s been Saint Patrick’s Day so my hangover demonstrates I had better things to do this weekend than being nerdy and write on political stuff at home. Second, I like to believe in karma, so this is my way to give back something to the gentleman in the picture. Three, I guess it’s a good way to talk about American (and Italian) society from a different perspective.

On Friday morning, I went out to take the bus to go to work. Unfortunately, I saw it passing by ahead of time, so I started running to the stop, but I missed it. Steve, the generous gentleman, saw me cursing in all the languages you can find on a McDonald’s cup and rolled down the window of his car and said: “Hey dude, do you want a ride to catch the bus?” So, he picked me up and dropped me at the closest bus stop from where I could catch my bus. Steve is a real estate agent and told me he was on his way to meet a client but he couldn’t avoid offering me a ride, because he also had some bad experiences with unreliable public transportation in the past.

Steve really made my day. It’s little things like this that make me feel positive about people and I couldn’t stop thinking how cool Steve was. Since I felt very grateful and you can’t mess up with karma, I want to dedicate my weekly sneeze to Steve, and seize the opportunity to talk about the cliché of ‘individualism’ in American society. It is not the first time that random people turn to be very nice to me here in the US. I remember one gentleman letting me use his card to get discounts at a supermarket in California; and other people taking detours from where they were heading to literally walk me in front of the entrance of places I was looking for. In general, what I love about Americans is their open-mindedness and positivity. It just puts a smile on my face every time I go out.

There’s an interesting TV show called “What would you do?” that stages ethically controversial scenarios (about racism, homosexuality, etc.) in public places to see how people react. A lot of times I am amazed to see how positively people react- meaning that they step up and say something. Of course, many people just don’t care, but I am still convinced that the rate of the average American reaction would be higher than the Italian (I can’t speak on behalf of Europe as a whole, as it would be intellectually dishonest given the cultural differences among the countries).

In his last docu-film, Girlfriend in a Coma, Bill Emmott showed a very cruel scene of a homicide in front of a bar in Naples. As the Italian journalist Roberto Saviano comments in the video, what is shocking apart from the cruelty of the scene itself, is the complete lack of reaction of the people. They look at the dead body for a second and then they walk away, totally inured to that crazy violence, as if it was part of their daily routine (and for some people especially in those areas it probably is). I recognize that the example I brought here does not really exemplify the sense of community in Italy nor it is comparable to the scenes staged in the American TV show. That said, however, I found the video emblematic of the Italian omertà and social values in general that I perceive to be completely adrift in Italy. By the way, I just sadly found out that there is no translation for the word omertà in English, which makes me assume that it is a word originated and immanent exclusively to the Italian context.

I’d love to see “What would you do?” replicated in European countries. I think it tells a lot about the society we are living in and it’s extremely educative. Topics like bullism, homophobia, racism, and cheating should be discussed in schools, because education is the heart of change.

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Domanda: “Qual è la caratteristica principale che ti viene in mente quando dico società americana?” Scommetto che molti risponderebbero “individualismo”. La risposta è tipica soprattutto se sei europeo, o più in generale non un cittadino americano. E’ anche ciò che pensavo anch’io prima di venire per la prima volta negli States.

Una definizione che ho trovato di individualismo è la seguente (tradotta dal link della versione in inglese): “l’azione o il principio che afferma l’individualità e indipendenza di un soggetto; egoismo”. Al contrario, senso di comunità viene definito come (vedi again link in inglese): “il sentimento di vicinanza e amicizia che esiste tra compagni”. Ho trascorso un po’ di tempo ormai in America e mi sento di dire che il senso di comunità qui è molto forte e è uno dei motivi per cui amo gli americani.

Questo starnuto è un po’ diverso dagli altri per tre motivi: uno, è stato Saint Patrick’s Day e a giudicare dal mio rincoglionimento direi che ho avuto cose migliori da fare questo weekend che rimanere a casa a fare il secchione e scrivere di politica. Due, mi piace credere al karma e quindi questo è il mio modo per ricambiare il favore del gentiluomo in foto. Tre, penso che sia una buona opportunità per trarre spunto e parlare di società americana (e italiana) da una prospettiva diversa.

Venerdì mattina, sono uscito di casa per andare a prendere il bus e andare a lavoro. Sfortunatamente, l’ho visto passare di fronte a me in anticipo rispetto al normale orario, e quindi ho iniziato a correre verso la fermata, ma l’ho perso. Steve, il gentiluomo generoso, mi ha visto imprecare in tutte le lingue che puoi trovare su un bicchiere del MacDonald e, abbassando il finestrino della sua macchina, mi dice: “Hey amico, vuoi un passaggio per andare a prendere il bus?” E così mi ha portato fino alla prima fermata disponibile per riuscire a riprendere il mio bus. Steve è un agente immobiliare e mi ha detto che nonostante stesse andando ad un appuntamento con un cliente, non ha potuto fare a meno di fermarsi e offrirmi un passaggio, perché anche lui, in passato, ha avuto brutte esperienze con il trasporto pubblico locale.

Steve mi ha cambiato proprio la giornata. Sono le piccole cose come questa che mi fanno sentire ancora positivo e non sono riuscito a smettere di pensare a quanto figo sia stato Steve. Dato che gli sono molto grato ed è meglio non incasinarsi col karma, voglio dedicare questo mio starnuto settimanale a Steve e cogliere l’opportunità per parlare dello stereotipo dell’Individualismo nella società americana. Non è la prima volta che gente a caso sia stata davvero gentile nei miei confronti qui negli States. Mi ricordo di un signore che mi ha fatto utilizzare la sua carta per ottenere degli sconti al supermercato in California; e altre persone che allungavano il loro percorso per accompagnarmi letteralmente all’entrata di posti che stavo cercando. In generale, ciò che amo degli americani è la loro apertura mentale e positività. Mi mette un sorriso ogni volta che esco.

C’è un interessante show televisivo, chiamato “What would you do?” (“Cosa faresti?”) che mettono sul set scene eticamente controverse (che riguardano temi come il razzismo, l’omosessualità, etc.) in spazi pubblici per vedere come reagisce la gente. Molte volte sono stupito per come la gente reagisca positivamente, nel senso che intervengono. Ovviamente, molte altre persone se ne fregano, ma sono ancora convinto che la media di reazioni da parte degli americani sia più alta di quella degli italiani (non posso parlare a nome dell’Europa perché non sarebbe onesto intellettualmente date le grandi differenze culturali nei vari Paesi).

Nel suo ultimo docu-film, Girlfriend in a Coma, Bill Emmott mostra la scena molto cruenta di un omicidio di fronte ad un bar a Napoli. Come commenta Roberto Saviano, ciò che è scioccante a parte la scena in sé, è la completa assenza di reazione da parte della gente. Guardano il cadavere per un secondo e poi se ne vanno, completamente assuefatti a quella violenza pazzesca, come se fosse parte della loro normale quotidianità (e probabilmente per alcune persone che vivono in quelle aree lo è per davvero). Riconosco che l’esempio che ho portato qui non esemplifichi il senso di comunità in Italia né può essere comparato alle scene del programma TV americano. Detto ciò, però, credo che il video sia emblematico dell’omertà e dei valori sociali più in generale, che penso siano completamente alla deriva in Italia. Tra le altre cose, ho appena dovuto constatare molto tristemente che non esiste un vocabolo che traduca ‘omertà’ in inglese, che mi fa dedurre che sia un termine originato e immanente esclusivamente al contesto italiano.

Mi piacerebbe moltissimo vedere “Cosa Faresti?” replicato nei Paesi europei. Penso faccia scoprire molti aspetti della società in cui viviamo ed è estremamente educativo. Temi come il bullismo, l’omofobia, il razzismo, l’imbrogliare dovrebbero essere discussi nelle scuole, perché l’educazione è il cuore del cambiamento.