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Informazione? Ma de che!

Questo è il livello dell’informazione in questo Paese. Servi di un sistema che fa comodo anche alla loro categoria. Questo è giornalismo? Negli altri Paesi, i giornalisti vengono criticati quando non pongono la “seconda domanda”, quella che incastra l’interlocutore. Da noi non c’è nemmeno l’ombra della prima! Far parlare a ruota libera e poi ripetere a pappagallo ciò che viene detto non equivale a fare informazione. Ma penso che questo sia anche il prodotto del nostro sistema educativo, dove anche durante gli studi universitari c’è una quasi totale mancanza di sviluppo di pensiero critico. Ore ed ore a prepararsi per esami orali dove viene chiesta la virgola del paragrafo X del capitolo Y che devi necessariamente ripetere a memoria. 

Quando capiremo che fare informazione non significa avere talk show organizzati a mo’ di tribuna politica? Ognuno ripete le proprie posizioni, nessuna analisi viene prodotta, nessun contenuto approfondito. Il tutto serve solo a dare visibilità. I TG e i talk show sono il palcoscenico della propaganda. I politici vengono lasciati liberi di cantarsela e suonarsela per ore. Poi c’è il dovere di contraddittorio, dove per simil par condicio devono essere presenti, sempre in numero equo, rappresentanti di schieramenti opposti. Il tutto si traduce in un relativismo estremo dell’informazione: se si parla della sentenza di Berlusconi, naturalmente devono essere presenti una Santanché, un Sallusti, o un Belpietro che devono difendere a spada tratta il loro padrone. Come se di fronte ad una condanna definitiva ci fosse ancora bisogno di difendersi.  Enough. Basta con questi talk show contenutisticamente vuoti. Che si pongano domande sulle policies (programmi, iniziative politiche) e non sulla politics (posizionamento dei partiti, alleanze, dibattiti tutti interni ai partiti) ad esperti e non alle solite facce (giornalisti a libro paga e politicanti) che non dicono mai nulla se non frasi retoriche e attacchi agli interlocutori.

Se i politici sono lì, sempre gli stessi, senza aver fatto crescere questo Paese negli ultimi vent’anni, la responsabilità è anche (e grande) di questi pseudo-giornalisti nostrani.

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