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The great American sense of community (and the Italian omertà) – Il grande senso di comunità americano (e l’omertà italiana)

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Ask yourself this question: “what is a key feature when you think of American society?” I bet a lot of people answered: “Individualism.” This is typical if you are European, or probably just a non-US citizen. This is also what I expected to find the first time I came to the US.

One definition I found of ‘individualism’ reads as follow: the action or principle of asserting one’s independence and individuality; egoism.” In contrast, ‘sense of community’ can be referred to as: “the feeling of closeness and friendship that exists between companions.” I spent some time in the States and I have to say that the sense of community here is pretty strong and it’s one of the thing it makes me love American people.

This sneeze is a little different from my previous ones for three reasons: first, it’s been Saint Patrick’s Day so my hangover demonstrates I had better things to do this weekend than being nerdy and write on political stuff at home. Second, I like to believe in karma, so this is my way to give back something to the gentleman in the picture. Three, I guess it’s a good way to talk about American (and Italian) society from a different perspective.

On Friday morning, I went out to take the bus to go to work. Unfortunately, I saw it passing by ahead of time, so I started running to the stop, but I missed it. Steve, the generous gentleman, saw me cursing in all the languages you can find on a McDonald’s cup and rolled down the window of his car and said: “Hey dude, do you want a ride to catch the bus?” So, he picked me up and dropped me at the closest bus stop from where I could catch my bus. Steve is a real estate agent and told me he was on his way to meet a client but he couldn’t avoid offering me a ride, because he also had some bad experiences with unreliable public transportation in the past.

Steve really made my day. It’s little things like this that make me feel positive about people and I couldn’t stop thinking how cool Steve was. Since I felt very grateful and you can’t mess up with karma, I want to dedicate my weekly sneeze to Steve, and seize the opportunity to talk about the cliché of ‘individualism’ in American society. It is not the first time that random people turn to be very nice to me here in the US. I remember one gentleman letting me use his card to get discounts at a supermarket in California; and other people taking detours from where they were heading to literally walk me in front of the entrance of places I was looking for. In general, what I love about Americans is their open-mindedness and positivity. It just puts a smile on my face every time I go out.

There’s an interesting TV show called “What would you do?” that stages ethically controversial scenarios (about racism, homosexuality, etc.) in public places to see how people react. A lot of times I am amazed to see how positively people react- meaning that they step up and say something. Of course, many people just don’t care, but I am still convinced that the rate of the average American reaction would be higher than the Italian (I can’t speak on behalf of Europe as a whole, as it would be intellectually dishonest given the cultural differences among the countries).

In his last docu-film, Girlfriend in a Coma, Bill Emmott showed a very cruel scene of a homicide in front of a bar in Naples. As the Italian journalist Roberto Saviano comments in the video, what is shocking apart from the cruelty of the scene itself, is the complete lack of reaction of the people. They look at the dead body for a second and then they walk away, totally inured to that crazy violence, as if it was part of their daily routine (and for some people especially in those areas it probably is). I recognize that the example I brought here does not really exemplify the sense of community in Italy nor it is comparable to the scenes staged in the American TV show. That said, however, I found the video emblematic of the Italian omertà and social values in general that I perceive to be completely adrift in Italy. By the way, I just sadly found out that there is no translation for the word omertà in English, which makes me assume that it is a word originated and immanent exclusively to the Italian context.

I’d love to see “What would you do?” replicated in European countries. I think it tells a lot about the society we are living in and it’s extremely educative. Topics like bullism, homophobia, racism, and cheating should be discussed in schools, because education is the heart of change.

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Domanda: “Qual è la caratteristica principale che ti viene in mente quando dico società americana?” Scommetto che molti risponderebbero “individualismo”. La risposta è tipica soprattutto se sei europeo, o più in generale non un cittadino americano. E’ anche ciò che pensavo anch’io prima di venire per la prima volta negli States.

Una definizione che ho trovato di individualismo è la seguente (tradotta dal link della versione in inglese): “l’azione o il principio che afferma l’individualità e indipendenza di un soggetto; egoismo”. Al contrario, senso di comunità viene definito come (vedi again link in inglese): “il sentimento di vicinanza e amicizia che esiste tra compagni”. Ho trascorso un po’ di tempo ormai in America e mi sento di dire che il senso di comunità qui è molto forte e è uno dei motivi per cui amo gli americani.

Questo starnuto è un po’ diverso dagli altri per tre motivi: uno, è stato Saint Patrick’s Day e a giudicare dal mio rincoglionimento direi che ho avuto cose migliori da fare questo weekend che rimanere a casa a fare il secchione e scrivere di politica. Due, mi piace credere al karma e quindi questo è il mio modo per ricambiare il favore del gentiluomo in foto. Tre, penso che sia una buona opportunità per trarre spunto e parlare di società americana (e italiana) da una prospettiva diversa.

Venerdì mattina, sono uscito di casa per andare a prendere il bus e andare a lavoro. Sfortunatamente, l’ho visto passare di fronte a me in anticipo rispetto al normale orario, e quindi ho iniziato a correre verso la fermata, ma l’ho perso. Steve, il gentiluomo generoso, mi ha visto imprecare in tutte le lingue che puoi trovare su un bicchiere del MacDonald e, abbassando il finestrino della sua macchina, mi dice: “Hey amico, vuoi un passaggio per andare a prendere il bus?” E così mi ha portato fino alla prima fermata disponibile per riuscire a riprendere il mio bus. Steve è un agente immobiliare e mi ha detto che nonostante stesse andando ad un appuntamento con un cliente, non ha potuto fare a meno di fermarsi e offrirmi un passaggio, perché anche lui, in passato, ha avuto brutte esperienze con il trasporto pubblico locale.

Steve mi ha cambiato proprio la giornata. Sono le piccole cose come questa che mi fanno sentire ancora positivo e non sono riuscito a smettere di pensare a quanto figo sia stato Steve. Dato che gli sono molto grato ed è meglio non incasinarsi col karma, voglio dedicare questo mio starnuto settimanale a Steve e cogliere l’opportunità per parlare dello stereotipo dell’Individualismo nella società americana. Non è la prima volta che gente a caso sia stata davvero gentile nei miei confronti qui negli States. Mi ricordo di un signore che mi ha fatto utilizzare la sua carta per ottenere degli sconti al supermercato in California; e altre persone che allungavano il loro percorso per accompagnarmi letteralmente all’entrata di posti che stavo cercando. In generale, ciò che amo degli americani è la loro apertura mentale e positività. Mi mette un sorriso ogni volta che esco.

C’è un interessante show televisivo, chiamato “What would you do?” (“Cosa faresti?”) che mettono sul set scene eticamente controverse (che riguardano temi come il razzismo, l’omosessualità, etc.) in spazi pubblici per vedere come reagisce la gente. Molte volte sono stupito per come la gente reagisca positivamente, nel senso che intervengono. Ovviamente, molte altre persone se ne fregano, ma sono ancora convinto che la media di reazioni da parte degli americani sia più alta di quella degli italiani (non posso parlare a nome dell’Europa perché non sarebbe onesto intellettualmente date le grandi differenze culturali nei vari Paesi).

Nel suo ultimo docu-film, Girlfriend in a Coma, Bill Emmott mostra la scena molto cruenta di un omicidio di fronte ad un bar a Napoli. Come commenta Roberto Saviano, ciò che è scioccante a parte la scena in sé, è la completa assenza di reazione da parte della gente. Guardano il cadavere per un secondo e poi se ne vanno, completamente assuefatti a quella violenza pazzesca, come se fosse parte della loro normale quotidianità (e probabilmente per alcune persone che vivono in quelle aree lo è per davvero). Riconosco che l’esempio che ho portato qui non esemplifichi il senso di comunità in Italia né può essere comparato alle scene del programma TV americano. Detto ciò, però, credo che il video sia emblematico dell’omertà e dei valori sociali più in generale, che penso siano completamente alla deriva in Italia. Tra le altre cose, ho appena dovuto constatare molto tristemente che non esiste un vocabolo che traduca ‘omertà’ in inglese, che mi fa dedurre che sia un termine originato e immanente esclusivamente al contesto italiano.

Mi piacerebbe moltissimo vedere “Cosa Faresti?” replicato nei Paesi europei. Penso faccia scoprire molti aspetti della società in cui viviamo ed è estremamente educativo. Temi come il bullismo, l’omofobia, il razzismo, l’imbrogliare dovrebbero essere discussi nelle scuole, perché l’educazione è il cuore del cambiamento.

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6 Comments

  1. Staffan says:

    There is a Swedish version of that show. I haven’t seen that particular scene but it seems people are reluctant to come forward in similar situations. Sweden is pretty liberal when it comes to LGBT issues but it’s a different matter to step up in person like that. I think I’d be hesitant in that situation given that teenage boys are a group highly overrepresented in violent crime. These guys are probably even more violent given their attitude. It makes more sense to call the police or maybe band together other people before confronting them.

    • Hey Staffan, thank you for your comment! How common is bullism and homophobia in Sweden? (this is somewhat a rhetoric question) I’d love to import some (probably many) Scandinavian social democratic aspects in Italy, and I’d love to see this program in Italy instead of the usual crappy quiz shows with half-naked girls 24/7! I don’t know if you’ve ever watched “Videocracy” of Erik Gandini (an Italian-Swedish director) that gives a clear picture of Italian media…

  2. Staffan says:

    It’s hard to tell. People here report crime a lot. We have one of the highest rates of rape if you believe reports, but rape correlates fairly stong with other violent crime in most countries and there isn’t that much violence here. There is probably a similar effect on homophobic hate crime which appears to be the same as USA in absolute numbers, that makes no sense.

    Judging from what I see in the news and in real life, most hate crimes are slurs against immigrants and between immigrants. You rarely here anyone talking about gay people anymore. Bullying happens though but based on other criteria apparently. Jews are definitely being targeted here and many have even emigrated or at least left the southern part of the country where there are a lot of Muslims.

    I haven’t seen the movie but I’ve heard of it. See if I can find it.

  3. Gaia says:

    Piacerebbe anche a me vedere un programma del genere in Italia,chissà se qualcuno si sarebbe mai fermato ad aiutare il ragazzo gay.
    Meglio non approfondire il discorso dell’omosessualità ed omofobia in Italia, sarebbe troppo lungo ed un po’ fuori contesto.
    Quello che volevo sottolineare è, invece, l’errata convinzione, da parte degli italiani, che siamo l’unico popolo generoso ed altruista.
    Durante i miei soggiorni all’estero, in Europa e non, mi sono accorta di quanto sia falsa tale convinzione e, anzi, mi è spesso capitato di trovare persone sconosciute molto più disponibili in altri Paesi che nel nostro. Sempre più spesso in Italia noto che, invece, vi è un’elevata indifferenza nei confronti dell’altro, in alcuni casi addirittura una paura che mi ricorda molto il detto popolare “chi si fa i fatti suoi campa 100 anni”.
    Direi che abbiamo ancora molti passi in avanti da compiere e siamo lungi da una società basata sull’attenzione al prossimo,anzi, a me sembra che più passi il tempo e più “l’italiano medio” stia diventando egoista ed individualista.
    Ciao fizzyno!

    • Ciao Ga’!! Sono d’accordissimo con te! Ero partito con la stessa convinzione, cioè che molti italiani sono aperti al volontariato e s’impegnano nel sociale. Vero è che ce ne sono tanti, ma se guardo ad amici in UK e USA, la nostra media è mooooooooolto più bassa!

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